Autore:
Giuseppe Squillaci (visual effects supervisor, Stargate Studios) - Italie
Giuseppe Squillaci, supervisore di effetti visivi digitali, ha iniziato sua formazione tecnica e artistica con Carlo Rambaldi presso l'Accademia europea degli effetti speciali, tra animatronica ed effetti digitali.
I visual effect sono ormai parte integrante e fondamentale delle produzioni cinematografiche; sono in grado infatti di sviluppare, ricostruire e creare scenari quasi a renderli “vivi” capaci di portare lo spettatore all’interno del film. Ma non solo. Come ci racconta Squillaci, parlando della produzione del film documentario d’arte Sky “Michelangelo Infinito” l’ utilizzo delle nuove tecnologie all’interno del film ha reso possibile ricostruire il processo creativo e realizzativo della Volta e della parete del giudizio della Cappella Sistina ricostruita in digitale, in maniera scientificamente esatta utiilzzando la tecnica della computer grafica e realizzando un modello a 360°.
Un documentario normalmente si avvicina all’opera d arte per raccontarne il processo fermandosi poi alla visione dell’opera così’ com’è; I film documentario d’arte SKY invece raccontano l’opera d’arte con una visione emotiva, tipica della versione cinematografica e con una visione tecnica ed artistica diversa.
L’Esplorazione del limite è il punto più importante su cui un supervisore deve intervenire. Lavorare sul limite cosa significa ? Potendo fare ormai ogni cosa vuol dire mettere a disposizione del Regista tutti gli strumenti quali le story board, disegni di preparazione etc per poter fornire un idea effettiva di ciò che sarà possibile vedere oltre il “green back”. Creare quindi, un immagine di ciò che sarà, dove il lavoro creativo si trasforma dalla realizzazione di un oggetto al racconto dell’ oggetto.
Autore:
Anna Foa - Scrittrice
Anna Foà, storica, spiega il complesso rapporto tra memoria e ricostruzione storica relativamente agli eventi che hanno originato e caratterizzato la Shoah.
La memoria inizialmente quasi si contrapponeva alla storia perché piena di persone, di emozioni; oggi sono strutture connesse, perché la memoria da sola, senza la storia che indichi i contenuti, ciò che deve essere ricordato, trasmetterebbe una immagine retorica della Shoah, trasformata in occasione celebrativa. La memoria deve essere riempita di fatti che bisogna conoscere bene, perché raccontare male apre le porte al negazionismo; si approfitta delle lacune per negare in blocco la Shoah che è, nonostante gli sforzi contrari dei nazisti, uno degli eventi meglio documentati della storia del Novecento. Negare la realtà storica vuol dire negare la possibilità di utilizzare qualsiasi tipo di fonte. Il memoriale si connette alla storiografia, che attinge alle fonti, approfondisce e poi confronta, perché la storia è sempre anche comparata; così si è giunti al confronto fra i diversi genocidi del’900. C’è la necessità di una memoria che viva dentro l’uomo, che superi le generazioni, e per essere tale deve, come detto da L. Segre, “riportare a casa i nostri morti”: gli storici allora dovranno raccontare le storie delle persone, delle loro situazioni e dei loro valori. La memoria apre allora al futuro , anche per sostenere fortemente alcuni valori, come quelli democratici, ed opporsi ad altri. Deve costruire una coscienza collettiva, di cui fa parte un riconoscimento delle colpe, essenziale perché la memoria abbia una funzione civile