Autore:
Marwan Najjar (scénariste) - Liban
Marwan Najjar è uno sceneggiatore e produttore di opere teatrali , cinematografiche e televisive, attivo in Libano fin dagli anni 70. Nella sua intervista ci descrive le dinamiche insite nella produzione televisiva libanese e di come, attraverso le scelte autoriali e produttive, nel tempo, si sia potuta raccontare l’identità libanese”, un’identità nazionale che rientra e dipende da attitudini, regole e modalità della ampia cultura araba. Marwan Najjar ci racconta di come sia riuscito ad apportare delle innovazioni di stile e produttive, accrescendo il livello di attenzione di pubblico, ad esempio concentrando la scrittura su valori e tematiche universali quali l'amore e il matrimonio. In una critica prioritariamente stilistica riflette sulle forme e scelte autoriali della produzione seriale televisiva, cinematografica e teatrale libanese, in continuo rapporto tra il pubblico locale e il resto del mondo, tra innovazione e valori universali che hanno caratterizzato la storia delle sceneggiature delle serie tv libanesi.
Autore:
Alessandro Portelli
Alessandro Portelli, accademico e critico musicale, in Italia si è occupato a lungo di memoria orale, operando sulla memoria musicale e sulla memoria del folclore, tanto da esserne diventato il massimo esperto. La memoria, funzione di cui l’essere umano è naturalmente dotato, deve essere esercitata in modo attivo e soprattutto critico. La memoria è un lavoro che si fa mentalmente e psicologicamente ogni volta che si entra in relazione con il proprio passato; dunque, a differenza del materiale archivistico, è in movimento e in continua trasformazione, perché viene modificandosi insieme al rapporto con il passato. Si tende a rimuovere non solo ciò che non significa più nulla, ma anche ciò che significa troppo , ed è proprio questo l’elemento importante del lavoro sulla memoria e sulla narrazione storica, che solitamente è utilizzata come motivo di orgoglio e spinta all’azione. Ma una delle funzioni della memoria è anche quella di ricordare ciò che non ci fa onore, sia come individui che come popolo. Il rapporto tra memoria e identità deve essere ripensato: non esistono identità fisse e intangibili. La credibilità delle scritte deve essere verificata al pari di quelle orali. Attraverso la memoria orale, che anche quando la verità fattuale viene meno è sempre fonte di interpretazione storica, attraverso il dialogo attraverso cui solitamente essa avviene, necessariamente ci si confronta non solo con l’identità dell’altro, ma anche e soprattutto con la propria, giungendo infine ad ammettere la possibilità che anche noi, in determinati tempi e condizioni, potremmo avere comportamenti che ci sembrano impensabili. Alessandro Portelli, attraverso una riflessione sul significato dei verbi ricordare, rammentare e rimembrare, conduce verso una rivalutazione della memoria personale come vissuto quotidiano dell’individuo, perché se non si ha memoria della propria esperienza non si saprà nulla nemmeno del passato, in una mancanza di consapevolezza della relazione che noi abbiamo con il nostro passato storico.